Il Fatto Quotidiano: I FUORILEGGE
Inserito il 05. mar, 2010 da Marco Dallai in Prima pagina
417 visite | [0] Commenti
Come ai tempi del fascio, il governo riscrive le regole elettorali per favorire il partito del capo. Dopo aver agitato la piazza Berlusconi ricorre a norme ad personas. Teso faccia a faccia al Quirinale. Riammesso nel Lazio il listino Polverini.
PRIMA PAGINA:
• Scene di una vergogna (di Antonio Padellaro)
Atto primo. Lui e loro fanno qualcosa di chiaramente illegale come la violazione del Codice penale o delle norme elettorali. Ma non se ne preoccupano troppo perché si ritengono superiori a qualsiasi legge. Tutt’al più, dicono, si tratta di cavilli. Figuriamoci se degli inutili formalismi possono fermare gli uomini del fare. Atto secondo. Una toga li prende in castagna. Lui e loro subito negano l’evidenza. Gridano la più totale innocenza. Poi cercano di ribaltare le accuse. Denunciano. Querelano. Sostengono di essere stati aggrediti (da toghe rosse) o malmenati (da un radicale mingherlino). Hanno giornali e tv (quasi tutti) che parlano di attacco alla democrazia. Lui e loro ipotizzano un golpe contro il governo. Mobilitano la piazza. Temo la reazione della mia gente, dice lui. Potrebbero esserci delle violenze, fanno sapere loro. Chiamano in causa il capo dello Stato e in qualche modo lo minacciano: ci trovi una soluzione gradita prima che qualcuno si faccia male. Nell’opposizione crescono i timori: è vero, essi hanno torto marcio, deridono le leggi, le calpestano ma forse un compromesso si può trova re. Atto terzo. Nella notte il governo partorisce una leggina prepotente che sana il loro abuso e riscrive le regole così come pare e piace a loro. Uno scudo elettorale che premia i furbi e i mascalzoni facendosi beffe di chi ha invece rispettato le norme. Un segnale preciso al paese che suona come il detto del marchese del Grillo: noi siamo noi e voi non siete un ca… L’opposi – zione protesta ma tira un sospiro di sollievo. P.S. Un quotidiano non certo estremista come La Stampa ha scritto che un intervento governativo per ovviare agli errori grossolani del partito del premier sarebbe “a bomine vole”. E che si passerebbe a un “regime vero e propr io”. Chiamiamolo fascismo e facciamo prima.
• Forza Mussolini (di Marco Travaglio)
Le firme sono macroscopicamente false! ”, tuonava il Giovanardi, “procure e uffici preposti escludano le liste presentate in modo ir regolare! ”. “Le autorità competenti facciano controlli a campione sull’autenticità delle firme! ”, strillava il Tajani. “E’ una truffa agli elettori! ”, fremeva il Landolfi. Era il marzo 2005, vigilia delle Regionali, e s’era appena scoperto che Alternativa Sociale, la lista di Alessandra Mussolini allora in guerra con la Cdl, aveva presentato centinaia di firme false, per giunta autenticate da uomini del centrosinistra. Tutta la Cdl, temendo l’emorragia di voti verso la transfuga che nel Lazio avrebbe favorito Marrazzo contro Storace, si trasformò in un sinedrio di giureconsulti ultralegalitari che, legge elettorale alla mano, ne invocavano il rispetto fino all’ultimo codicillo. “E’ una partita a carte tr uccate”, si stracciava le vesti Storace, “qui si gioca sporco, la campagna elettorale va combattuta ad armi par i”. Ciccio Epurator denunciò la Duciona alla magistratura per farla escludere dalle Regionali. E il 12 marzo As fu cancellata dal Tar. La Nipote gridò al golpe e avviò lo sciopero della fame, mentre la Cdl intonava esultante il De Profundis. Storace: “Ha raccolto firme false, è finita”. Martusciello: “Quando ci sono le elezioni bisogna rispettare le regole”. Gasparri: “Diamo un premio ai pochi che han messo la firma vera”. La Russa: “Possono capitare 2,3,10 firme contestabili, ma qui si parla di centinaia! Pecioni! Dicono di aver dietro falangi, poi non mettono insieme 4 firme regolari”. Gasparri nei panni di pm: “E’ un reato associativo, un attentato alla democrazia. Cosa c’è di più antidemocratico che falsare la competizione elettorale con firme false? Il capo dello Stato non ha nulla da dire? ”. Calderoli: “Predicano bene e razzolano male, parlano di moralità e poi ricorrono a mezzucci”. Formigoni (ma sì, lui): “Le regole vanno sempre rispettate. E’ giusto che ci sia un controllo rigoroso degli eventuali abusi e che siano puniti coloro che ne hanno commessi. Gli organi preposti verifichino se le firme sono corrette o false”. Ri-Gasparri: “Non è una vicenda politica, ma giudiziaria. La democrazia è in pericolo, ci sono profili penali. Vanno cancellate le liste con firme false e vanno perseguiti quelli che le han facilitate. Il capo dell’associazione si chiama P ro d i ”. Maroni: “Voglio sanzioni ancor più gravi della semplice esclusione delle liste: chi raccoglie firme false fa una truffa elettorale”. Alemanno: “Decidano i giudici. Moltiplichiamo i controlli: sono regole fondamentali per la democrazia”. Capezzone (periodo rosa) stava per chiamare i Caschi blu: “S’impongono controlli a tappeto anche con l’ausilio di osservatori internazionali (chiedendo un intervento immediato dell’Ocse), su tutte le liste presentate in tutt’Italia”. Matteoli: “Falsar i”. Bondi: “Comportamento disgustoso e immorale della sinistra che non condanna chi viola le leggi”. La Russa: “Bastava che la Mussolini raccogliesse qualche migliaio di firme in più”. Castelli: “Le firme van raccolte onestamente secondo la legge”. Poi si scoprì che le firme false le aveva infilate qualcuno dello staff Storace con accessi abusivi all’anagrafe della regione. E il Consiglio di Stato riammise As. Apriti cielo: botte da orbi alle toghe rosso-nere. Landolfi: “Sconcer tante”. Bartolini: “I giudici stabiliscono il principio di illegalità, gli elettori puniranno i truffatori”. Cicchitto: “Forzatura gravissima”. La Russa: “Abnor me”. Gasparri: “Pagare gli stipendi ai consiglieri di Stato solo il 31 fe bb ra i o ”. Giovanardi: “Pagina vergognosa della storia italiana”. Berlusconi: “Sentenza paradossale: riammette una lista con firme false. Per salvaguardare la correttezza democratica del voto, il Consiglio di Stato avrebbe dovuto occuparsi del fatto principale, cioè delle firme false, e non di un cavillo”. Per tutti questi motivi, ieri sera il governo Berlusconi ha riammesso per legge le liste fuorilegge di Polverini e Formigoni.
• E LI CHIAMANO GENTILUOMINI DEL PAPA (di Marco Lillo)
Da Balducci a Letta, passando per i big delle Spa a 5 stelle: sono i protagonisti dell’affare Grandi Opere vicini alla Santa Sede. Ci sono il vertice del “Sistema gelatinoso” scoperto dalla Procura di Firenze, Angelo Balducci, e il referente politico della tecnostruttura della Protezione civile nel mirino dell’inchiesta, Gianni Letta. Ma anche i protagonisti dei grandi scandali del passato, dalla P2 ai fondi neri del Sisde. E ci sono soprattutto i vertici delle più grandi società pubbliche e private d’Italia. Stiamo parlando dei “Gentiluomini di Sua Santità”. [...]
• De Luca minaccia Travaglio
Vincenzo De Luca, il candidato del centrosinistra a governatore della Campania, ha aperto la sua campagna elettorale con le minacce. “Spero di incontrare quello sfessato di Marco Travaglio di notte, al buio”, ha detto strappando l’applau – so ai presenti. Quello della faccia feroce è un numero che a “Vicienzo ‘ o pazzo” – come lo chiamano dalle sue parti – riesce sempre. Lo hanno applaudito quando ha attaccato padre Alex Zanotelli e quando è andato personalmente a caccia di mendicanti. “Se incontro Travaglio di notte . .. ”. Parole che hanno creato qualche imbarazzo al giornalista che lo intervistava e che ha sottolineato la “scor rettezza” della frase. Ma il sindaco-sceriffo non ha cambiato idea. “Scorretto è lui perché parla in tv di cose che non conosce”. La rabbia di De Luca nasce dal racconto che Travaglio ha fatto delle due inchieste che lo vedono rinviato a giudizio e prossimamente a processo. Nessuna replica di Travaglio che ha dato incarico ai suoi avvocati di denunciare De Luca per minacce. Al giornalista ieri sera è arrivata la solidarietà di Di Pietro, che ha giudicato “minacciose” le parole di De Luca nei confronti di “una delle poche voci libere nel mondo dell’infor mazione”.

















