Il Fatto Quotidiano: ANCHE NAPOLITANO DICE BASTA
Inserito il 11. dic, 2009 da Marco Dallai in Prima pagina
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“Dal premier attacco violento alla Costituzione”. Mafia, intercettazioni trafugate, processo Mills Berlusconi chiede il silenzio urlando. A poche ore dalla deposizione dei boss Graviano al processo Dell’Utri, B. apre una crisi istituzionale. E con Fini torna il gelo.
PRIMA PAGINA:
• IL PRESIDENTE FURIBONDO (di Vincenzo Vasile)
Il Quirinale: da Berlusconi “attacco violento”. Il principale scontro ai vertici dello Stato in 17 anni. Quello sferrato da Berlusconi a Bonn davanti al congresso del Partito popolare europeo è un proclama bellicoso, un “violento attacco” contro le istituzioni. E soprattutto contro le massime istituzioni di garanzia create nel 1948 dai Padri costituenti. Si tratta di “istituzioni fondamentali” (la Corte costituzionale, la presidenza della Repubblica”). E queste frasi sono tanto più gravi perché pronunciate davanti a una “i m p o rtante platea politica internazionale”, come quella dei dirigenti del Ppe. Le parole che certificano lo scontro più grave e pesante ai vertici dello Stato che abbia coinvolto il Quirinale negli ultimi diciassette anni vengono stilate di getto da un furibondo Giorgio Napolitano poco dopo le 2 e 40 di ieri pomeriggio, in un giovedì nero che rimarrà consegnato agli archivi. [...]
• Rottura irrimediabile (di Antonio Padellaro)
Che Giorgio Napolitano abbia detto a Berlusconi ciò che Berlusconi da tempo meritava gli fosse detto è il segno di una spaccatura forse salutare certamente non più occultabile. La spaccatura tra un premier che usa il consenso del 35 per cento degli elettori (alle ultime europee) come una clava con cui colpire il resto degli italiani che non la pensano come lui. Un premier il cui ego dispotico e violento lo porta a travolgere chiunque a lui si frapponga: a cominciare dal cofondatore del Pdl nonché presidente della Camera Gianfranco Fini. [...]
• Rag. Ugo Fantozzi, segretario del Pd (di Marco Travaglio)
Chissà che aspettano i diversamente concordi del Pd per urlare alto e forte chi è Silvio Berlusconi. Forse aspettano che li faccia arrestare a uno a uno, modello Putin o Lukashenko. Fino a quel momento, dialogo e prudenza. Si pensava, anni fa, che bastasse la Telekom Serbia, quando il Pdl costruì una commissione parlamentare per fabbricare a tavolino tangenti immaginarie da Milosevic a Prodi, Fassino e Dini sui leggendari conti Mortadella, Cigogna e Ranocchio. Niente da fare: dialogo e prudenza. Ora si scopre che Berlusconi ricevette in dono per Natale 2005 l’intercettazione segretata Fassino-Consorte (“A bb i a m o una banca? ”) e una settimana dopo il suo Giornale la sbattè in prima pagina avviando la campagna elettorale. Non male per l’ometto di Stato che tuona da 15 anni contro le fughe di notizie, brandisce la privacy e il “segreto istruttorio”, vuole abolire le intercettazioni (tranne quelle degli altri). Basterà a far insorgere i diversamente concordi? Ma no che non basta. [...]
• L’AMIANTO UCCIDE ANCHE OLTRE LA FABBRICA (di Stefano Caselli)
La testimonianza del giornalista Novazio, parte civile nel procedimento contro i vertici dell’azienda. La portata storica del maxiprocesso Eternit, aperto ieri mattina a Torino, la vedi a occhio nudo. Centinaia di persone su via Giovanni Falcone, a lato dell’ingresso principale del Palazzo di Giustizia, tra bandiere, striscioni e telecamere. E dentro, ancora di più: il presidente del Tribunale Luigi Casalbore occupa la prima ora di dibattimento soltanto per l’appel – lo di avvocati e parti civili già costituite all’udienza preliminare (oltre 700), mentre il resto della giornata prosegue con la costituzione delle altre parti civili. [...]
• “PAGINE UTILI” AGLI AMICI DEI GRAVIANO (di Peter Gomez e Marco Lillo)
Pizzini, affari, “Pagine Utili”: da una parte le nuove rivelazioni di Ciancimino jr ad Annozero; dall’altra la scoperta di nuovi affari tra il senatore Dell’Utri e gli amici dei fratelli Graviano. [...]
• DI PIETRO: NON C’È SOLO QUEL NASTRO (di Luca Telese)
Per molto meno, in un paese civile come l’America è scoppiato il Watergate. Ormai Berlusconi è il grande ricettatore della Repubblica”. Dal 3 ottobre a oggi, il giorno in cui è andato in procura, Antonio Di Pietro si è tenuto dentro un segreto. Era stato contattato – proprio lui – da Fabrizio Favato. [...]
• IO E TOBAGI, L’ALBA DELLA FINE (di Massimo Fini)
È stata l’ultima persona a vederlo vivo. A parte mia madre. E me scrive Benedetta Tobagi nel libro dedicato a suo padre: “Come mi batte forte il tuo cuore”. Quella persona sono io. Ero con lui in quella che doveva essere la sua ultima notte. [...]
*** SPECIALE: I giudici: “Rapporti certi tra Graviano e Dell’Utri” ***
È bastata una mattina per ascoltare a Palermo i fratelli Graviano. Tra i due solo Filippo ha accettato di rispondere alle domande del procuratore generale Nino Gatto. Giuseppe si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Filippo, che non è un collaboratore di giustizia, ha ovviamente negato di conoscere Marcello Dell’Utri e ha sostenuto di non aver mai detto, nel 2003, al pentito Gaspare Spatuzza, “se non arriva qualcosa da dove deve arrivare, anche noi dovremo metterci a parlare con i magistrati”. Dal punto di vista processuale le sue parole, così come quelle di Cosimo Lo Nigro (uno dei condannati non pentiti per le stragi del ‘93 pure interrogato in video-conferenza), valgono zero. Basti pensare che Filippo Graviano ha negato di conoscere persino una delle due persone con cui vene arrestato nel 1994, mentre ha detto che l’altra non era con lui al momento del fermo. Questo insomma è sufficiente per bollarlo come un teste assolutamente inattendibile. L’imputato Marcello Dell’Utri ha comunque spiegato di essere rimasto favorevolmente impressionato dal più giovane dei due fratelli Graviano che oggi, dopo le condanne all’ergastolo, dice di essere “impegnato in un percorso di legalità” . Il senatore azzurro, dopo essersela presa con la trasmissione Annozero, ha avuto frasi di stima per il boss mafioso: “Sentendo la deposizione di Filippo Graviano mi è sembrato sinceramente una persona ravveduta. Mi ha colpito la dignità di questo signore, il suo mi sembra un pentimento vero, sono parole che mi hanno meravigliato”. Silvio Berlusconi, invece, non parla dei Graviano con i giornalisti: “Qui siamo alle comiche, ma come si fa?”. Di seguito pubblichiamo dunque la seconda parte della riduzione della sentenza che in primo grado ha condannato Dell’Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per il tribunale i rapporti tra i Graviano e il senatore erano “accertati”. E per sicuro veniva dato pure l’accordo politico-mafioso tra l’ideatore di Forza Italia e Cosa Nostra. Sul Il Fatto in edicola trovate invece la storia esclusiva di una società, controllata da un riciclatore del clan di Brancaccio, che lavorava per Pagine Utili, una società Fininvest capitanata da Dell’Utri.
Leggi e scarica l’articolo di Marco Travaglio e Peter Gomez da il Fatto Quotidiano del 10 dicembre (PDF 1,40 MB)
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Elisa Pizzi
11. dic, 2009
Era ora che Napolitano gliene dicesse quattro al nanetto (con le sette Biancaneve-escort)…
Era ora che Berlusconi cominciasse a diventare la “Strega cattiva”…
Ed è ora che tutti smettiamo di mangiare le sue “mele avvelenate” dalle menzogne!!!