Il Fatto Quotidiano: “TREMONTI, NON SI SCHERZA CON LE NOSTRE VITE”

Inserito il 23. ott, 2009 da Marco Dallai in Prima pagina

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ilfatto20091023Posto fisso, centinaia di lettere di precari.
“Ho una figlia che non riesco a mantenere”. “Ho 55 anni e non ricevo il sussidio Inps”. Sul sito del “Fatto” le voci di chi pensa che le parole del ministro siano uno spot. Epifani: “È in buona fede? Assuma i precari del pubblico impiego”.

PRIMA PAGINA:
• “MINISTRO TREMONTI NOI, PRECARI UMILIATI E OFFESI” (di D’Onghia e Feltri)
Dopo l’elogio del posto fisso centinaia di lettori hanno scritto al Fatto Quotidiano per raccontare le loro vite.
CARO MINISTRO, abbiamo appreso con stupore l’elogio che Lei ha fatto lunedì scorso del posto fisso. In un momento di gravissima crisi per il Paese (crisi che il Suo governo un giorno smentisce, il giorno dopo giudica superata), abbiamo nutrito la speranza che la frase da Lei pronunciata potesse costituire l’avvio di una profonda revisione del mercato del lavoro. Purtroppo, in breve tempo, ci siamo resi conto che tutto ciò non sarebbe avvenuto. La sua dichiarazione ha scatenato le inevitabili polemiche politiche (che si trascinano anche in queste ore), tra chi sostiene che il posto fisso è anacronistico e chi è convinto che occorra tornare indietro. [...]

• IL CONIGLIO SUPERIORE (di Marco Travaglio)
Che gioia leggere l’intemerata di Mancino contro il linciaggio del giudice Mesiano e il “clima invivibile” dove “più il potere è forte e più può intimidire”. Che gaudio apprendere che il presidente Napolitano è vigile e “consapevole delle inquietanti connotazioni della vicenda”. Che tripudio le feroci motivazioni con cui il Csm ha approvato la “pratica a tutela” del giudice della causa Mondadori contro attacchi che “possono condizionare ciascun magistrato, in particolar modo allorquando si tratti di decidere su soggetti di rilevanza economica e istituzionale”.
Gliele hanno cantate chiare, a Berlusconi e ai suoi killer. E questo giornale, dopo la campagna dei calzini turchesi, sottoscrive parola per parola. Con una postilla, però. Mentre il plenum del Csm apriva la sacrosanta pratica a tutela di Mesiano, la sezione disciplinare condannava i magistrati salernitani Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani alla perdita delle funzioni di pm e dell’anzianità (6 e 4 mesi) e al trasferimento d’ufficio. Trasloco già disposto in sede cautelare all’inizio dell’anno, quando i due reprobi furono cacciati su due piedi da Salerno (insieme al loro capo Luigi Apicella, poi dimessosi dalla magistratura) e scippati dell’inchiesta sulla fogna politico-affaristico-giudiziaria di Catanzaro [...]

• Raccomandati (di Oliviero Beha)
Dicono: di che vi stupite, ve lo deve dire il caso dei coniugi Mastella che è tutta una questione di raccomandazioni?
Dicono ancora: ma guardatevi attorno, nella palude italiana, quanti casi vedete di giovani e meno giovani che trovano o difendono il posto di lavoro con merito, perché sanno fare qualcosa e non perché si raccomandano a qualcuno? E il fenomeno non si è esteso anche alle falangi del lavoro precario? E continuando così non ci sarà bisogno di essere raccomandati anche per essere disoccupati sì ma magari in modo meno drammatico e più arrangiaticcio? È un Paese in ostaggio, ricattato da una realtà antica che però scivola su un piano inclinato e lo fa rotolare. No, non c’era bisogno della Mastella’family (naturalmente vale anche per loro la presunzione di innocenza benché professino l’innocenza dei presuntuosi) per ratificare lo stato (Stato?) delle cose. Ma loro lo evidenziano dall’alto, e in qualche modo danno un contributo pesantissimo alla “nor malizzazione” della segnalazione, ultimo stadio del ricatto solitamente elettoralistico [...]

• BASSOLINO E IL SUO NEMICO (di Enrico Fierro)
Esce di scena Antonio Bassolino. Arriva “’o mericano”.
Crolla il sistema di potere che ha retto le sorti della Campania dal 2000 ad oggi, arriva Nicola Cosentino. Più pentiti lo indicano come il referente della camorra di osservanza casalese.

• COSENTINO E LA CENTRALE TRASVERSALE (di Marco Lillo)
C’è una centrale che permette profitti milionari alla famiglia Cosentino e ai suoi amici ma anche alle municipalizzate dell’Emilia Romagna. La centrale dell’inciucio si trova a Sparanise, paesone dominato con pugno ferreo dal clan Papa [...]

• BANKITALIA: Si sognano pogrom di economisti (di Francesco Bonazzi)
Atto di accusa di Draghi al ministro dell’Economia. La replica agli attacchi del ministro dell’Economia in una disputa non solo accademica.
Ha scelto la platea che dopo i banchieri è forse in questo momento la più ostile a Giulio Tremonti, ovvero la società degli economisti, per lanciare il suo ennesimo affondo alle sortite del ministro dell’Economia.
Parlando a suocera perché nuora intenda, Mario Draghi ha smontato con chirurgica precisione tutti le ultime profezie del tributarista di Sondrio.
E lo ha fatto nel giorno in cui l’assedio a Tremonti, nel suo stesso governo e nella maggioranza, è sembrato stringersi con la stessa intensità del maggio 2005, quando Gianfranco Fini chiese e ottenne la testa del superministro portando a casa perfino lo sberleffo di farlo sostituire con il suo direttore generale Domenico Siniscalco [...]

• L’IMPERO DEL GAS. La visita a Mosca. (di Marco Atella)
BERLUSCONI, PUTIN E L’AMICO DI DELL’UTRI. Antonio Fallico, dal ‘74 a Mosca, “facilita” gli affari degli amici.
“Per accordarsi con Gazprom serve un ‘prete’, uno che fa conoscere le persone e le porta al tavolo della trattativa. In maniera serena e ben predisposte”. Lo diceva Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito, in un’intervista a Rai News 24 nel giugno del 2006.
Ciancimino è uno che di gas se ne intende. Tra il 2002 e il 2005 aveva provato a farlo lui un accordo con Gazprom per portare il gas direttamente in Italia, scavalcando l’Eni. Poi tutto era saltato a causa delle indagini della procura di Palermo e il sequestro della Fingas: la società siciliana che avrebbe dovuto guidare lo sbarco dei russi [...]

• Giochi di potere. Galan e il valzer delle nomine. (di Francesco Bonazzi)
IL PASSO INDIETRO DI GALAN E LE POLTRONE A INCASTRO.
Posso sempre andare a fare il presidente dell’Eni. In fondo ho governato una nazione da 4 milioni di a bitanti…” In queste ore, quella vecchia volpe di Giancarlo Galan sta offrendo a caro prezzo quel passo indietro dal suo amato Veneto che Palazzo Grazioli gli chiede. “Sistemare ” su una morbida poltrona romana l’auto – nomista Galan è molto più importante di quanto si creda. Il via libera alle aspirazioni del leghista Luca Zaia, oggi ministro dell’Agricoltura, metterebbe a posto il delicato mosaico delle
candidature per le Regionali di marzo.

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